I benefici del Tai Chi con la Tecnica Alexander | Muoviti Naturale

I benefici del Tai Chi con la Tecnica Alexander

I benefici del Tai Chi con la Tecnica Alexander

Il Tai Chi Chuan (o Taiji Quan) è noto per la sua graziosa bellezza e la sua leggerezza e uniformità di movimento. La sua pratica richiede un’attenzione che sia interamente focalizzata e diretta sia verso l’interno che a tutto ciò che ci circonda.

È la realizzazione della pratica Taoista del fare attraverso il non fare (Wu Wei). Come tale, l’apprendimento del Tai Chi Chuan si presenta allo neo studente con questo paradosso – non fare –  che rischia di rimanere tale se non contestualizzato e applicato non solo all’interno della pratica marziale, ma soprattutto durante le attività di vita quotidiane.

Il non fare non andrebbe visto come una tecnica o un movimento speciale (o peggio ancora come un segreto) bensì come una qualità, una abilità che deve essere sviluppata: è un processo che va compreso e fisicamente applicato. 

Proprio la comprensione risulta essere il principale ostacolo. Infatti la società frenetica moderna tende a premiare, fin da quando siamo piccoli, chi apprende in fretta senza preoccuparsi delle modalità attraverso le quali il risultato viene raggiunto.

Vorrei quindi riflettere, e far riflettere, in relazione ad alcuni concetti comuni sia alla Tecnica Alexander che al Taiji Quan. Alcuni dei principi del Tai Chi Chuan sono simili a quelli della Tecnica Alexander, individuati più di 100 anni fa da F. M. Alexander.

Però se questi principi sono gli stessi, non ci sarebbe il motivo di studiare entrambi.

Il principio di Alexander vuole portare l’attenzione del praticante al modo in cui abitualmente USA sé stesso e insegna un processo attraverso il quale ogni attività può essere affrontata mediante un controllo consapevole.

E’ uno strumento molto potente che ci può aiutare a realizzare indirettamente (Wu Wei) tali cambiamenti.

Non è un’arte marziale o un metodo di esercizio fisico per la salute; l’apprendimento non verte su alcuna forma o esercizi prestabilito: fornisce i processi e le strategie necessarie per cambiare le abitudini psico-fisiche. Una volta appresi questi processi sarà possibile applicarli ad una qualsiasi attività, Tai Chi Chuan incluso.

Nei paragrafi successivi presenterò qualche pensiero in relazione ad alcuni principi basilari del Tai Chi Chuan per affrontarli dalla prospettiva della Tecnica Alexander e del movimento naturale del corpo.

Questa presentazione non va interpretata come una critica al Tai Chi Chuan o ad altra arte tradizionale, ma come una integrazione al Tai Chi Chuan stesso.

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Mi auguro, inoltre che questa prospettiva risulti interessante, e che se supportata da qualche lezione di Tecnica Alexander potrebbe aiutare a massimizzare i benefici della tua pratica.

Oggi giorno esistono diverse scuole di Taijiquan (Yang, Chen, Sun, Wu, Wu/Hao) ognuna con la propria visione, ma tutte basate sugli stessi principi fondamentali. In questa analisi prenderò come riferimento i principi derivanti dalla tradizione della famiglia Yang.

I primi cinque dei dieci principi sono consigli tecnico-posturali tramandati oralmente dai Maestri Yang Chen Fu e Chen Wei Ming. Sono una importantissima sintesi di esperienze che rappresentano un grande tesoro che viene tramandato da molti Maestri di arti marziali tradizionali cinesi.

Non essendo sempre possibile la traduzione letterale dal cinese all’Italiano spesso si deve ricorrere ad interpretazioni. La traduzione di questi principi risulta particolarmente complessa e talvolta equivoca per il fatto che i termini utilizzati hanno diversi significati che spesso collimano con il contesto della frase. Ecco come i processi della Tecnica Alexander possono facilitare, ma soprattutto massimizzare, i benefici e l’apprendimento del Tai Chi.

Attraverso anni di sperimentazione e di esplorazione F.M. Alexander scoprì che la relazione tra il collo, la testa e la schiena interessa profondamente il coordinamento di tutto il corpo.

Se la testa e il collo sono in uno stato di equilibrio dinamico, allora diamo ai muscoli della schiena la possibilità di allungarsi e soprattutto di allargarsi. Questa elasticità e mobilità aiuta la facilità e l’economia dei movimenti durante una qualsiasi attività.

Quando i meccanismi anti-gravitazionali funzionano in maniera naturale le gambe “rilasciano” il peso al suolo unendo il corpo alla Terra grazie all’azione costante della forza di gravità.

Si tratta di un equilibrio neutro, non collassato e bilanciato che rende più semplice e naturale la realizzazione della postura eretta e del movimento.

F.M. Alexander definiva con queste parole l’obiettivo primario del proprio lavoro:

Non sei qui per fare degli esercizi o imparare a fare qualcosa correttamente.

Sei qui per imparare a far fronte a uno stimolo che ti porta sempre a sbagliare

Il principio si articola su differenti aspetti, ma è importante ricordare che Alexander non ha mai parlato di posizioni o posture corrette bensì ha adottato l’idea di direzioni e di vantaggio meccanico.

Si rese conto che la struttura dell’essere umano – tra le varie cose – era anche influenzata dalla forza di gravità.

Questo aspetto è di importanza fondamentale perché la forza gravità regola molti aspetti della vita. L’intuizione di Alexander si concretizza nell’applicazione pratica di “non opporsi” alla forza di gravità, lasciare “cadere” il corpo al suolo. Inutile dire che tutti siamo soggetti a questa forza e opporsi è una battaglia persa.

Vorrei quindi introdurre un parallelismo tra i processi – o meglio uno dei processi – della Tecnica Alexander e una sorta di dogma “posturale” che spesso viene richiesto in molte scuole di Tai Chi Chuan: “poggiare la lingua sul palato superiore”.

E’ un principio trasversale alla pratica di molte forme di Qi Gong e molti stili interni di arti marziali cinesi.

Secondo le indicazioni di alcuni maestri e dei testi antichi la punta della lingua “deve” premere dolcemente sul palato per tutta la durata della pratica. Ovviamente, sebbene questo principio sia universalmente accettato e praticato vi sono differenze di pensiero sul punto preciso del palato che la lingua deve premere, con che intensità di pressione etc…  il classico dibattito su cosa sia “giusto o sbagliato”!

La natura è semplice e i principi che la regolano pure, spesso ci insegna che “facendo di meno” si ottengono risultati con maggiore facilità e naturalezza.

F. M. Alexander diceva spesso: “if you stop doing the wrong nature does it self”.

Non si tratta di fare la cosa giusta piuttosto di non fare la cosa sbagliata!

Vediamo come questo principio può cambiare l’idea di “poggiare la lingua sul palato superiore”. Prima di tutto è bene cercare  di capire perché nel Tai Chi Chuan si presta tanta attenzione a questo gesto.

Dal punto di vista della medicina tradizionale cinese poggiare la lingua sul palato mette in collegamento lo Yin e lo Yang, andando a creare un ponte tra il canale Renmai e il canale Dumai. Si ritiene che posizionare la lingua su un punto preciso del palato permetta la riconduzione del corpo ad “uno stato di equilibrio attraverso l’eliminazione dei blocchi fisici ed energetici”.

Tralasciando l’aspetto energetico e di credenze culturali vediamo come e perché “poggiare la lingua sul palato superiore” genera potenziale tensione e un ab-uso della lingua, dell’articolazione temporo-mandibolare e di tutta l’area cervicale.

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Il primo motto elaborato da F.M. Alexander recita: lascio il collo libero (Let the neck be free).

Come è interessante notare non ha coniato un “dogma posturale” o una posizione corretta, bensì una “non azione” (permetto libertà di movimento oppure non comprimo/blocco il mio collo).

Posture preordinate come “tenere la testa dritta” o “spingere la testa in alto” attivano modelli di movimento abituali che impediscono la libertà e qualità del movimento.

Lasciare il collo libero risulta quindi essere un’abilità da sviluppare e non un’azione definitiva, inizialmente è difficile per il neofita capire esattamente come non attivare le varie tensioni del collo, anzi spesso la tendenza è quella di agire mediante abitudini posturali adottate per anni che come tali non aiutano e lasciare il collo libero: la forza dell’abitudine ci porta ad agire mediante impostazioni a noi familiari.

E’ il motivo principale per cui questo percorso richiede tempo e una rieducazione specifica volta a sospendere la reazione abituale, che in questo caso si traduce in una tensione eccessiva del collo.

Ma allora, come possiamo intuire se effettivamente il nostro collo è libero e se stiamo attivando eccessive tensioni nell’area cervicale?

I processi della Tecnica Alexander ci suggeriscono di:

Rilasciare l’articolazione temporo-mandibolare

&

Lasciare “cadere” la lingua sul palato inferiore

Quando inconsciamente serriamo eccessivamente mandibola e mascella generiamo tensioni non solo localizzate nell’articolazione stessa, bensì’ come spesso accade andiamo a coinvolgere anche altri distretti: parte della muscolatura cervicale viene attivata.

Questa attivazione è inconscia e abituale e spesso è più visibile proprio durante la fase inconscia del sonno. Questo con il passare del tempo genera svariati disturbi e dolori come: bruxismo, digrignare i denti di notte o più semplicemente una infiammazione all’articolazione temporo mandibolare.

Se il primo punto può essere tranquillamente accettato, per molti praticanti di Taiji lasciare cadere la lingua sul palato inferiore potrebbe suonare come un’eresia.

Lasciare “cadere” la lingua sul palato inferiore è – anche in questo caso – una non azione: la Tecnica Alexander non impone dogmi, è bene sottolineare che un insegnante qualificato non imporrà alcuna “posizione della lingua corretta” bensì chiederà di permettere alla lingua (e alla mandibola) di seguire la direzione naturale della forza di gravità.

Se non ci opponiamo alla forza di gravità il peso della mandibola e della lingua tenderà, in posizione eretta, a cadere naturalmente in avanti e verso il basso: questa condizione “spiana” la strada all’abilità di lasciare il collo libero.

Un processo naturale dovrebbe integrarsi con le dinamiche dell’attrazione gravitazionale sia durante la pratica di movimenti a vuoto sia – e soprattutto – durante la fase di studio in coppia.

In questo contesto – lavoro in coppia – se non sono in grado di “liberarmi” della forza di gravità e delle mie tensioni come posso pensare di liberarmi della forza del mio avversario?

Conoscere come usare consapevolmente il nostro corpo porta benefici alla nostra pratica e alla nostra salute.

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