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La colonna vertebrale: sai come dovrebbe funzionare?

La colonna vertebrale: sai come dovrebbe funzionare?

La colonna vertebrale, tutti l’abbiamo ma in pochi si chiedono come dovrebbe funzionare.

Al giorno d’oggi è fuori discussione che la conoscenza del corpo umano e di molte sue parti sia più profonda rispetto al passato. Tuttavia la storia ci insegna che spesso certe conoscenze si sono poi rivelate parziali o addirittura totalmente errate: non possiamo quindi pensare di essere esenti  da questa tendenza.

L’uso che facciamo del nostro corpo influenza il suo funzionamento.

Giorno dopo giorno un cattivo uso sarà registrato dal nostro cervello come “giusto”: possiamo sentirci a nostro agio buttati su un divano davanti al televisore ma in realtà stiamo facendo (e inconsciamente rafforzando) un pessimo uso del corpo. Col passere del tempo questa condizione di cattivo uso diventerà abitudinaria, e come tale sarà integrata e fissata all’interno del nostro sistema e “usata” a livello inconscio durante tutte le attività che andremo a svolgere: questa condizione verrà vissuta come normale e giusta.

Alcune delle teorie di base su cui vertono molti metodi e sport danno per scontato che è compito dell’apparato muscolare tenerci “in piedi”, che i muscoli sono responsabili del nostro movimento, che i muscoli devono essere allungati (stretching) e via dicendo….

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Prima di tutto bisogna chiarire che non sono ancora state formalmente formulate e verificate le definizioni relative all’ “accorciamento dei muscoli”. Quindi le teorie relative all’accorciamento e allungamento muscolare andrebbero prese col beneficio del dubbio.

Pelle, nervi, vasi sanguigni, fibre muscolari e tessuto connettivo (fascia) sono strutture distinte e differenti; il muscolo non è di certo un apparato isolato, se ipotizziamo un accorciamento muscolare cosa dovrebbe accadere agli altri elementi (pelle, facia etc..) che lo avvolgono?

In un corpo bilanciato, i flessori si flettono – gli estensori si estendono. 

La nostra lingua chiama la spina dorsale colonna vertebrale, un termine fuorviante. Per definizione, una colonna è qualcosa che sostiene un peso, ma una colonna vertebrale non funziona in questo modo: non è stata progettata per portare o sostenere alcun peso.

La funzione primaria di una colonna vertebrale bilanciata è quella di separare testi molli e le parti del corpo.

La differenza sarà più chiara prendendo come esempio una tenda.

Domandate ad una persona che cos’è a tenere in piedi una tenda e vi risponderà: “il palo della tenda, naturalmente”. In realtà in una tenda ben tesa sono i tiranti di sinistra a sorreggere i tiranti di destra, e che sono quelli di destra a sorreggere la parte sinistra.

La funzione del palo è quella di assicurare il giusto bilanciamento spaziale tra le due parti.

La colonna vertebrale: come funziona

Lo stesso avviene con il corpo in generale e con la colonna vertebrale in particolare.

Le ossa determinano la posizione spaziale dei muscoli inseriti e, quindi, l’efficacia dell’equilibrio-antagonista. Quindi la funzione progettuale delle ossa non è principalmente di sostegno, ma di puntuale separazione del tessuto miofasciale per il conseguimento dell’estensione e del bilanciamento necessari.

Al contrario l’azione di una colonna vertebrale appesantita, mero sostegno di muscoli cadenti, è quella di “trascinarci verso terra”.

Rimandiamo al concetto di uso di sé: quando interferiamo con il nostro uso naturale è facile sviluppare schemi abituali di uso scorretto che spesso generano problemi di distorsione di percezione del proprio uso, di tensione e spesso di dolore: la colonna vertebrale – spesso – è la prima a risentirne.

Mediante le sessioni di Tecnica Alexander è possibile riapprendere il movimento naturale del corpo in modo da ristabilire la giusta funzione e un uso appropriato del nostro apparato psicofisico. Ma non è tutto, sono stati inoltre condotti studi che dimostrano come la Tecnica Alexander migliora l’efficienza respiratoria, la coordinazione posturale, come anche la stabilità posturale in età avanzata e la possibilità di ridurre i rischi di patologie derivanti dalla ripetizione continua di semplici movimenti, come l’utilizzo del mouse.

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